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Uso scorretto facilmente prevedibile di un’attrezzatura

Non molto tempo fa ho ricevuto la telefonata dall’Ufficio Tecnico di una grande azienda, produttrice di motori elettrici e specializzata nella produzione di motori sospesi di piccole dimensioni.

Mi chiamavano perché, dopo aver analizzato il loro manuale di istruzioni su richiesta di un cliente, avevo segnalato la mancanza di un paragrafo riguardante il cosiddetto “uso scorretto facilmente prevedibile”. Il loro prodotto è molto semplice, non occorrono enormi spiegazioni… ma un paio di indicazioni vanno messe!

Cosa si intende con “uso scorretto facilmente prevedibile”?

In generale con “uso scorretto facilmente prevedibile” si intende qualsiasi operazione io faccia in modo sbagliato o improprio con un’attrezzatura di lavoro, magari sapendo che non dovrei farla, ma sai… ho poco tempo… finisco prima… cosa vuoi che succeda?

Chissà a quanti di voi, leggendo queste righe, starà venendo in mente qualche cosa fatta in maniera approssimativa o pericolosa: salire sulle forche del muletto («Però avevo messo il bancale di traverso!»), usare una pressa bypassando il doppio comando («Tanto si muove lentamente, tolgo le mani per tempo!»), andare in officina o in cantiere senza indossare scarpe antinfortunistiche adatte («Devo stare dentro solo mezz’oretta, cosa vuoi che succeda!?»)… potrei compilare un elenco kilometrico, ogni giorno capita qualcuno che mi fa un discorso del genere.

Ma torniamo alla telefonata. Il Responsabile del loro Ufficio Tecnico mi chiamava (un po’ seccato) perché facevamo notare la mancanza del paragrafo incriminato:

LUI: «Produciamo centinaia di motori, non abbiamo mai avuto un problema! I nostri sono tra i migliori prodotti sul mercato!»

IO: «Non ho alcun dubbio a riguardo, solo…»

LUI: «Uno dei nostri clienti maggiori è XXXXXXXX, ogni anno ne compra 250! Se per vendere 5 motori al suo cliente dobbiamo cambiare il manuale piuttosto non glielo vendiamo!»

IO: «Ma io non ho mai detto che…»

LUI: «Per quel che ci riguarda il manuale va benissimo così.»

Bene, ok, a posto così. Al Responsabile sfuggiva un dettaglio. Non dubito per nulla della qualità dei loro prodotti, effettivamente vendono attrezzature di ottimo livello.

La mia obiezione era solamente relativa all’applicazione della norma.

La Direttiva Macchine, cui risponde il motore, specifica chiaramente che (All. I, par. 1.7.4.1, lett. c):

Il contenuto delle istruzioni non deve riguardare soltanto l’uso previsto della macchina, ma deve tener conto anche dell’uso scorretto ragionevolmente prevedibile.

Questo significa che il fabbricante è tenuto a specificare tutte le modalità di impiego errate, anche le più banali, stupide, incredibili e inspiegabili se gli vengono in mente (e, mi rendo conto, serve un bel po’ di fantasia ogni tanto).

Girava su internet una storiella, parlava di una vecchietta americana che dopo il temporale aveva infilato il gatto, bagnato, nel microonde per asciugarlo. Stando alla storiella il povero gatto, dopo pochi secondi alla massima potenza sarebbe esploso (sì, suppongo si tratti di una leggenda metropolitana). La signora avrebbe fatto causa al fabbricante, perché nelle istruzioni mica aveva scritto che non poteva asciugare il gatto! Morale della storiella: causa vinta, vecchietta milionaria, gatto passato a miglior vita, sacrificato per la causa.

Ora, la storia è una sorta di barzelletta, siamo d’accordo, ma sulle istruzioni di qualsiasi forno a microonde scrivono di “non inserire animali domestici al suo interno”.
Nessuno di noi infilerebbe il gatto nel forno, ma se il fabbricante non lo scrive, ha torto! E se provo ad asciugare un animaletto, lo uccido e poi denuncio il costruttore magari va a finire che mi danno ragione!

Il mio consiglio era semplicemente questo: scrivi TUTTO.

Non vale il discorso “se qualcuno collega il motore ad uno strumento e poi lo immerge in acqua non è colpa mia, è stupido lui!” perché, in caso di incidente, davanti al giudice potresti finirci tu.

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